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L’Olio Tunisino prende il posto dell’Olio Italiano

La Tunisia prende il posto dell’Italia nell’Export di olio d’oliva in Russia.

È stato approvato dalla plenaria di Strasburgo il Regolamento Ue che consente di incrementare l’importazione di 35 mila tonnellate di olio di oliva senza dazio (che vanno ad aggiungersi alle 56.700 già previste). Il provvedimento è stato proposto dalla Commissione Europea in risposta al sostentamento dell’economia della Tunisia per garantirne la stabilità della democrazia (indebolita dagli attacchi terroristici dell’Isis…).

Purtroppo è da sottolineare il fatto che (quasi) tutti i votanti a favore, quali cariche parlamentari italiane, siano stati esponenti (o ex) militanti nel partito del PD: Mercedes Bresso, Sergio Cofferati, Andrea Cozzolino, Cècile Kashetu Kyenge, Gianni Pittella, Flavio Zanonato, Barbara Spinelli, David Sassoli, Pier Antonio Panzeri, Roberto Gualtieri (nelle immagini). E ancora: Massimo Paolucci, Renato Soru, Patrizia Toia.

U.P.A.I. non menzionerebbe con accoramento questa notizia se non avesse avuto ripercussioni sull’economia (e sull’alimentazione) del Belpaese: con l’esito a favore della Tunisia, infatti, la maggior parte degli oli che ora arrivano sulle tavole italiane sono di origine africana. Senza additare lo stato igienico delle raffinerie o i discutibili sistemi di coltivazione di tali alimento, basterà aggiungere che l’olio tunisino, riconoscibile sulle etichette attraverso la scritta “Oli provenienti dalla Comunità Europea” giunge in Italia sempre attraverso i medesimi camion o navi cisterna e soprattutto congelato, per poi essere adulterato con clorofilla e altri prodotti di dubbia lavorazione.

È possibile saperne di più su piattaforme alternative, U.P.A.I. intende soltanto combattere la disinformazione che verte nella rete comunicativa della Nostra Nazione:

In aggiunta alle controverse manovre politiche, sono da considerare anche i casi naturali di insetti e microbi controproducenti alle coltivazioni. Molte le voci che circolano sulla Xylella fastidiosa, il batterio ribattezzato “il killer degli olivi salentini“.  Dalla sua scoperta nell’estate 2013, le domande hanno superato di gran lunga le risposte, alzando il livello di tensione sociale e aumentando la confusione e il rischio di avere, nei prossimi anni, una situazione fuori controllo.

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Nel corso dell’assemblea annuale dell’Accademia nazionale dell’Olivo e dell’Olio il tema Xylella fastidiosa è stato trattato con attenzione.

Nel 2014 si è aggiunta la mosca olearia, un insetto la cui larva è un parassita degli ulivi, a danneggiare le coltivazioni pugliesi. L’impatto psicologico sui coltivatori locali è stato peggiore di quello economico: alcuni ulivi erano centenari e le loro coltivazioni erano rimaste sane e produttive da oltre 2000 anni.

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U.P.A.I. si è recata di persona in alcune zone della Puglia per saperne di più sulla disgrazie che ha colpito un simbolo dell’identità italiana. In considerazione del fatto che le coincidenze non esistano e a fronte di alcuni fatti quali: che la Puglia vanti il 40% di produzione di olio italiano; che la Xilella fastidiosa provenga dalla Costa Rica e dall’America meridionale e che i costi di produzione dell’olio italiano siano diventati insostenibili, si è scoperto: che siano stati colpiti insolitamente (e fortunatamente, secondo le fonti) soltanto ulivi centenari di una zona ben isolata del Salento; che nessun coltivatore ha avuto possibilità di effettuare contro-analisi; che non si conosce la causa dell’arrivo del microrganismo in Italia (ribadendo, trasportato da oltremare)  e che da solo non conferisca la causa della malattia degli ulivi, motivo per cui sia stata chiamata complesso.

La Xylella analizzata ha un profilo genetico che appartiene a quello della sottospecie pauca, proveniente proprio da lì, a quanto pare arrivata tramite una pianta da caffè. La magistratura italiana ha aperto un’indagine sul fatto che a fini sperimentali sia stato importato un ceppo a Bari, rilasciato senza autorizzazione nel Salento. Gli esperti hanno poi smentito tale ipotesi…

Boicottare l’economia Agricola Italiana: oggi accade agli ulivi. U.P.A.I. predice che un domani accadrà la stessa sorte agli aranceti italiani, e così via. Sicuramente, l’economia della popolazione italiana resterà quella della soglia di povertà, costretta a comprare quello che costerà di meno, come, casualmente, l’olio tunisino… che sarà usato anche come carburante.

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